sabato 19 gennaio 2013

Introduzione alla Trofologia - La Nuova Dietetica Naturale


Nella speranza di limitare gli sforzi visivi, d'oggi in poi scrivo in grande.


Dopo essere stato sfrattato dall'abitazione nella quale nacqui, traslocando, ho trovato un testo antico (vecchiotto), malmesso, con scritto in copertina "la medicina naturale alla portata di tutti" - incuriosito lo sfogliai, e riscontrai una gioia indescrivibile nel trovarvi dentro tutte le cose che ho sempre pensato su come ci si dovrebbe "curare", e anche molto di più. Il libro, che consiglio vivamente di acquistare (è uno di quei libri che sono quasi introvabili, ma se lo si riesce a trovare, è propizio e saggio ottenerlo), scritto da Manuel Lezaeta Acharan, si è manifestato a me come una sorta di bibbia. Dopo essermi interessato agli argomenti trattati nel libro e dopo aver sperimentato su me stesso il regime alimentare del quale parla Lezaeta, nello stesso periodo in cui ho sperimentato per la prima volta la Permacoltura, ho scoperto un altro libro/testo sacro/venerabile - scritto da un allievo di Lezaeta, che ha curato anche la traduzione del libro sulla medicina naturale alla portata di tutti: Luigi Costacurta - che nello specifico tratta l'alimentazione, dal punto di vista scientifico e biochimico, creando un vero e proprio testo complementare, completante l'opera del maestro Lezaeta. Le due opere effettivamente andrebbero di pari passo, una approfondendo le patologie e il modo di curarle con l'alimentazione, l'altro approfondendo la scienza dell'alimento e dell'alimentazione naturale.

Ben cosciente del fatto che qualcuno inizierà a storcere il naso (se non a sudare freddo) sin da questo mio primo post, a scopo informativo, ho comunque deciso di trascrivere qui alcune parti del testo La Nuova Diedetica, di Luigi Costacurta (anche questo testo merita vivamente la lettura e l'acquisto)
Le parti citate non sono che un frammento delle 600 pagine del libro originale.

(alcune espressioni usate dall'autore, facenti parte di un linguaggio dimenticato per i nostri tempi, sono state liberamente modificate da me medesimo al fine di facilitare la lettura, anche per eventuali bimbi-minchia trofologi-in-erba)



INTRODUZIONE

La ricerca è la componente intrinseca del cuore, la quale viene avallata dalle esperienze.

Come in tutti i campi della scienza in genere, si può dire che tutto ciò che è più attinente con la vita, per una tergiversazione evolutiva del sistema economico sociale, è stato alterato nei suoi valori.

Il grande boom economico, sprezzante nei confronti delle leggi e necessità fisiologiche del nostro organismo, impostando una falsa, indiscriminata e suggestiva propaganda tendente solo ad incrementare il suo processo industriale, ha condizionato la mente umana.

Con tale condizionamento, l’uomo ha perso il concetto dei suoi valori sensitivi che, per il nostro specifico caso, rispondono al visivo, l’olfattivo e il gustativo.

Non curante ed ignaro, rassicurato poi dall’etichetta che porta scritto: confezionato in conformità alle norme di legge, l’uomo della strada, già vittima dell’inconscia suggestione degenerativa e psichica, ritiene utile, necessario ed indispensabile quanto gli viene indiscriminatamente proposto ed offerto.

Oggi sono la scienza ed il progresso che valgono, i valori istintivi, il buon senso, le esperienze passate non servono più, il tutto è passato di moda. L’antiquato si deve accantonare, anzi, si deve dimenticare, perché altrimenti non si è moderni e non si corre con i tempi.

La cecità prodotta dalla suggestionante presentazione dell’elaborato, ossia del prodotto della tecnologia scientifica moderna coinvolge l’ignaro che, inconsciamente si trasforma in sostenitore di quelle forze o poteri che ci portano all’autodistruzione.

Prescindendo dall’intossicazione chimica che all’origine riceve l’alimento come prodotto di coltivazione e poi come prodotto di conservazione, ancor peggio se viene spogliato o privato della sua veste protettiva (questo per i cereali) diviene maggiormente inadeguato e nocivo alle necessità fisiologiche nel nostro organismo.

Perché non dire poi delle elaborazioni e miscelazioni che i vari alimenti subiscono per essere offerti alla consumazione, siano esse di ordine industriale che casalinghe le quali, oltre alle esigenze di conservazione – per cui diviene d’obbligo l’additivo conservante – per rendere il cibo più appetibile, non si lesina l’aggiunta delle sostanze coloranti di ordine inorganico (orgoglio di quella scienza chimica a cui maggiormente oggi si può imputare la responsabilità del processo degenerativo del genere umano).

Posso dire apertamente che il cibo alterato all’origine, alterato nella conservazione ed alterato nell’elaborazione e miscelazione, è micidiale.

I miei 25 anni di ricerche ed esperienze dirette mi consentono di definire il cibo inadeguato come causa dei mali dell’umanità. Il mio scopo è quello di dare un delucidazione sulle vere necessità fisiologiche dell’organismo e dire quali sostanze si devono somministrare e come somministrarle, affinché una persona ossia vivere in piena salute e, talvolta, recuperarla se l’ha perduta.

Lo dedico a tutti coloro che ancora danno un valore alla salute del proprio organismo e che, per mancanza di notizie, stanno vagando nei meandri di una scienza che con una sapiente ignoranza pretende di vantare il diritto e la supremazia nella salvaguardia della salute globale.

Forse questo trattato può apparire ostico a più di qualche lettore, in special modo a quella persona che è solo interessata a prepararsi qualche piatto per la colazione, per il pranzo e per la cena. Capisco, ma oltre alla ricetta culinaria e gastronomica, questo mio lavoro ha uno scopo ben preciso e cioè quello di dare delle nozioni sul perché dell’alimentazione, di far conoscere del modo più semplice evitando formule ed espressioni chimiche che a dire il vero a ben poco o nulla servirebbero nella preparazione del cibo, a conoscere un pochino che cos’è il sangue, la linfa, la digestione, i vari elementi o sostanze contenute in un determinato alimento ed il loro valore per l’apporto diretto a sopperire le necessità ed esigenze nutrizionali del nostro corpo. Credo che questo oggi sia più che d’obbligo. Va bene credere e fare quello che consiglio di mangiare (sono lusingato) ma è ancor meglio rendersi edotti del perché.

Pertanto, a quella persona alla quale proprio non interessano certe nozioni dico; sia indulgente nei miei confronti e si attenga al ricettario trofoterapico, ossia curativo, se deve normalizzare la funzionalità organica oppure al ricettario trofodietetico prandiologico per ciò che è riferito all’arte gastronomica culinaria per una normale e sana alimentazione vegetariana.

Prima di iniziarci all’interessante studio delle materie citate pocanzi, è bene spendere qualche parola per sapere cos’è l’alimento.

Per alimento si intende definire quell’elemento o sostanza che, introdotta nell’organismo vivente sopperisce al dispendio di energie, fornendo i materiali indispensabili alla reintegrazione, all’accrescimento e dallo svolgimento di tutte le funzioni biofisiologiche fondamentali per la vita della specie organica quale essa sia. Ciò vuol dire nutrizione. In effetti nell’alimento sono presenti sostanze plastiche indispensabili all’accrescimento e all’usura dei tessuti e sostanze energetiche interessate allo svolgimento dei processi biologici, all’attività psicofisica, ossia al lavoro e alla produzione di calorie.

Tutti questi elementi, in origine, appartenevano al mondo vegetale, ma per una circostanziale ed esterna necessità, condizionata dalle tramutazioni geofisiche ambientali che si succedettero nell’arco delle ere e poi per il processo degenerativo della mente umana, vengono attinti anche dal mondo animale.

Gli alimenti si distinguono in alimenti naturali ed industriali. I naturali sono quelli che per essere utilizzati ed approfittati dall’organismo non necessitano di ulteriori trasformazioni merceologiche; invece ‘alimento industriale è il prodotto risultante dai processi di elaborazione dell’industria. Però a mio avviso, non dobbiamo dimenticare che come elemento o cibo naturale, in primo ordine nel senso più lato, ciò che dev’essere annoverato sono: l’aria, l’acqua e la luce solare. In effetti qualsiasi elemento utilizzato come cibo, oltre alle sostanze che più avanti citeremo, è composto principalmente di acqua, di aria (ossigeno, idrogeno, azoto) e di essenze derivate dai processi di fotosintesi che si realizzano nell’organismo vivente per l’influenza della luce solare.

L’alimento naturale è un composto di sostanze vive la cui presenza qualitativamente e quantitativamente, non è sempre la stessa, ad eccezione dell’ossigeno, dell’idrogeno e del carbonio, che in parti maggiori o minori sono sempre presenti in tutti gli alimenti.

Dunque vi sono alimenti che più o meno hanno le stesse sostanze, altri invece possono essere carenti di alcuna come pure possono difettare di più di una di esse, come non averne alcuna traccia.

La sostanza viva si differenzia dalla sostanza di sintesi, prodotta in laboratorio. Sta il fatto che la combinazione degli elementi biochimici nell’organismo si realizza ben diversamente da quella che si pretende produrre in laboratorio.

La sostanza viva è tutto un sistema eterogeneo costituito da diversi aggregati molecolari, i quali sono soggetti alle leggi dello stato colloidale. Abbiamo degli elementi come lo iodio, l’arsenico, il manganese, il fluoro e la silice che sono presenti in deterimnati alimenti, mentre invece il carbonio, indistintamente, è presente in tutti, tanto che siano di ordine vegetale quanto di animale.

La presenza dell’organismo delle varie sostanze che formano l’alimento può essere isolata ed associata, e da qui nasce la vera classificazione biochimica per cui dette sostanze vengono denominate: minerali, idrati di carbonio (o glicidi), grassi (o lipidi e lipoidi), proteine (o protidi) ed in prodotti di residuo della decomposizione dei compisti citati.

Infine abbiamo l’utilizzazione di tutte queste sostanze, la quale è la somma di tutti i processi fisici e biochimici con i quali si produce, si mantiene e decompone la sostanza vivente. Tale processo viene chiamato metabolismo, il quale può essere costruttivo di assimilazione (anabolismo) e distruttivo, ossia di dissimilazione (catabolismo).

Orbene, dopo questa breve ma sufficiente presentazione dell’alimento parleremo della sua utilizzazione secondo l’ottica della medicina naturale.



PRINCIPI E LOGICA CONCETTUALE DELLA DIETETICA

Visti con l’ottica della medicina naturale 



Alimento Cotto – Alimento Crudo 


La dietetica è una disciplina scientifica il cui compito è quello di studiare la composizione dei cibi nella loro generalità per una razionale alimentazione confacente alle necessità fisiologiche dell’organismo.

Purtroppo, anche questa disciplina è stata condizionata dal moderno processo evolutivo della scienza merceologica, il problema dell’alimentazione è stato infocato con un’ottica ben differente alle necessità fisiologiche dell’organismo, di conseguenza anche le proprietà biochimiche fisiologiche del cibo stesso hanno subito l’analoga considerazione.

La preponderante insorgenza della chimica ha circoscritto il concetto biofisiologico nelle essenze naturali, misurando l’organico comparatamente all’inorganico, dimenticando in tal modo la componente dell’essenza infinitesimale propria dell’elemento organico, tutt’ora sconosciuta alla scienza biochimica.

I ricercatori del mondo biofisiologico, suggestionati dalle scoperte di questa nuova e sedicente scienza chimica, abbandonarono definitivamente analogica relazione degli elementi che formano il mondo organico. 



Il corpo animale viene analizzato secondo le basi concettuali della chimica inorganica, così pure gli elementi del mondo vegetale. Oltre a questo madornale errore concettuale, dobbiamo considerare la produzione del farmaco di sintesi inorganica (orgoglio della chimica farmaceutica) la cui utilizzazione ha alterato la biofisiologia cellulare dell’organismo in sé; analogamente possiamo chiamare in causa anche l’utilizzazione dei prodotti chimici nella produzione di coltivazione, elaborazione e conservazione del cibo in genere, il quale, oltre a presentarsi alterato nei suoi elementi, viene trasformato in veleno.

Quanto asserisco è evidenziato dai fenomeni patologici e dai processi tumorali e cancerogeni che quotidianamente si manifestano negli individui della collettività umana ed animale del mondo civilizzato, come pure nel mondo vegetale controllato dall’uomo.

Non è di meno una considerazione sull’arte culinaria. Oltre a quanto si è detto per ciò che concerne l’orientamento scientifico ufficiale, il quale si è indirizzato su una direttrice errata, viene messo in risalto dalla medicina naturale anche il problema dell’arte culinaria e gastronomica.

La dottrina dell’equilibrio termico delle temperature interna ed esterna, assieme alla prandiologia, hanno scoperto e dimostrato che con la cottura e l’errata miscelazione degli alimenti, si prepara il terreno ed il coltivo di tutti gli stati patologici e di virulenza batterica.

E’ risaputo che con la cottura vengono distrutte, se non tutte, almeno l’80% delle sostanze del cibo ed il restante 20% viene trasformato in modo irreversibile.

Oltre a questa rilevante carenza di sostanze del cibo cotto in relazione ai valori nutrizionali, c’è un altro fattore di capitale importanza biochimica, da non sottovalutare, in quanto la sua incidenza nell’origine dello stato di malattia può essere valutata al 70% ed è rappresentato dalla sconsiderata miscelazione ed elaborazione congiunta di più specie di cibo che comunemente si utilizzano per preparare succulente pietanze e deliziosi dolci.


Abbiamo detto che la disciplina dietetica è stata condizionata dal processo evolutivo. In effetti, non basta studiare e stabilire qualitativamente e quantitativamente le sostanze di base contenute in un determinato elemento, dimenticando o ignorando la vera essenza infinitesimale contenuta o presente nell’elemento naturale vivo, ossia in quel cibo che ci proviene dal mondo vegetale e da qualche prodotto del mondo animale.

Partendo con questa base, vuoi dire ignorare la fisiologia cellulare del nostro corpo, di conseguenza anche la fisiologia del processo digestivo pertanto tutta la fisiologia del processo nutrizionale.

A nulla serve conoscere e sapere che l’organismo ha bisogno di elementi biogeni di ordine minerale (quali zinco, rame, ferro, magnesio, oro, argento, cobalto ecc.) di elementi plastici di basso peso atomico come l’idrogeno, l’ossigeno, il carbonio, l’azoto: degli elementi alcalini quali sodio, potassio, magnesio, calcio ecc. che in concomitanza del cloro, concorrono nei fenomeni di idratazione delle strutture viventi.

Non serve a nulla parlare di glicidi, di lipidi, di protidi, di vitamine, di enzimi, di oligoelementi, di amminoacidi, quando si ignora la dinamica della loro approfittazione da parte dell’organismo. Quando si ignora che un processo di fermentazione, per essere realmente sano, deve avvenire alla normale temperatura di 37° e non oltre, come per il 99% avviene nel nostro corpo, a nulla servono queste conoscenze.

Quanto affermo viene convalidato dal quotidiano moltiplicarsi degli stati di malattie che la patologia definisce in psichiche, organiche, acute o croniche e dalla quotidiana ed indiscriminata prescrizione di tranquillanti, antibiotici, di cortisonici, di sulfamidici, di vitamine ricostituenti e di farmaci d’ogni specie. La fisiologia organica è sorretta dalla fisiologia della funzione digerente e questa dall’equilibrio termico fra le due temperature corporee ( interna ed esterna ).

In poche parole, tutto ciò che è fisiologia, in organica è una funzione unica, pertanto non può essere vista separatamente. Dell’organismo nulla deve essere scisso poiché, quelle singole funzioni fisiologiche, viste con i crismi dell’ottica medica ufficiale, sono correlazionate l’una con l’altra e sono indipendenti esclusivamente dalla funzione digerente, la quale è condizionata dall’ambiente che, per il nostro caso, è tutto l’apparato digerente il quale deve trovarsi i pieno equilibrio termico; ciò che non potrà mai sussistere finché l’alimento che deve elaborare non sarà adeguato alle sue necessità biofisiologiche.

Abbiamo detto, alimento adeguato. In effetti, la dinamica fisiologica dell’equilibrio termico, fulcro basilare di tutta la biofisiologia della vita organica, pertanto della salute integrale, (prescindendo dalla tranquillità psichica che in ogni caso deve sempre esistere ) è condizionata unicamente ed esclusivamente dall’alimento e dal suo stato di elaborazione o miscelazione.

Prescindendo, debbo dire che esistono due specie di alimenti; gli uni febbricitanti, gli altri invece sono rinfrescanti.

L’alimento febbricitante generalmente è dato dal cibo cotto e dall’errata combinazione. Già è risaputo che con la cottura, il cibo perde quasi tutte le sostanze nobili, le vitamine, gli enzimi ed anche certi oligoelementi, quando non si trasformano. Un cibo di questa specie, si può paragonare a duna cosa senza vita, quindi sarebbe come ingerire della stoppa. L’altro fattore che rende l’alimento febbricitante, come già accennato, è l’errata combinazione e miscelazione dei vari cibi che si utilizzano per elaborare una pietanza.

L’alimento rinfrescante invece è il cibo crudo ed in special modo quello del mondo vegetale. Il cibo crudo è una cosa viva, le cui sostanze rimangono inalterate, in special modo se viene utilizzato appena raccolto (questo per la frutta ed ortaggi in genere), logico che le sementi ed i cereali generalmente si utilizzano a maturazione, ossia dopo l’essiccamento. Fanno eccezione certe terapie dietetiche in cui per casi specifici si prescrive l’utilizzazione del cereale verde, ossia in germoglio.

Certo, non mancheranno quelli che mi diranno: ma non siamo mica dei conigli o delle capre. A costoro dico: quando mai un animale, sia esso frugivoro o erbivoro ed anche carnivoro, specie che si trova allo stato libero, si serve di cibo cotto? La cottura e la miscelazione dei vari cibi è la risultante del degenerativo processo di evoluzione della mente umana che con questo mezzo intende soddisfare il gusto del palato, il piacere della buona tavola, come si suol dire. L’uomo inconsciamente ignaro non sa che appagando il gusto di questi sensi conclude prematuramente la sua esistenza. Somministrare al proprio corpo cibi cotti e per di più biochimciamente incompatibili fra loro, vuol dire ritardare il processo digestivo, quindi rompere l’equilibrio termico, il che significa mettere tutto l’organismo sul sentiero o peggio ancora sull’autostrada della malattia in genere.

Orbene per chiarificare il pensiero della vera dietetica, disciplina fondamentale della medicina naturale, è bene spendere qualche parola per presentare il dottrinale concetto dell’equilibrio termico del corpo, poiché solo con esso, ossia con i suoi principi, si può esporre e dimostrare maggiormente la dinamica biofisiologica del processo digestivonutrizionale.

Il corpo umano è un tutto indivisibile, il binomio “io e materia” è l’essenza organica inscindibile, pertanto, pretendere di dividere in tante e singole parti la sua complessità, è il madornale errore che la scienza convenzionale può commettere. Poiché la salute del nostro corpo è condizionata esclusivamente dallo stato di purezza del sangue, è più che logico dedurre che se all’organismo viene somministrato un sangue privo di impurità, avremo la salute perfetta, altrimenti sussisterà in esso lo stato di malattia.

È da ricordare che il sangue è il prodotto della nutrizione e questa è l’effetto del processo della funzione digerente, la quale è subordinata e condizionata dall’alimento con cui ci cibiamo. In precedenza abbiamo detto che esistono due specie di alimenti, cotti e crudi, gli uni febbricitanti cioè indigesti, gli altri invece rinfrescanti, cioè di facile digestione. I primi li abbiamo definiti cibo morto, gli altri invece, cibo vivo. In effetti sono vivi perché, non subendo alcun trattamento di cottura, le loro sostanze rimangono integerrime. Queste sostanze sono conosciute con i nomi di vitamine, proteine, enzimi, oligoelementi, Sali ecc.

Dalla qualitativa e quantitativa somministrazione degli alimenti dipende tutto il processo della funzione digerente.

Tale funzione è condizionata dal processo di fermentazione che si origina nello stomaco, duodeno ed intestino tenue, poi con la miscelazione, scomposizione e tramutazione degli elementi del cibo ingerito sotto forma di alimento. Lo stomaco, come disse Cervantes, è la fucina del nostro corpo; in esso viene elaborato il bolo alimentare già preparato con la funzione di masticazione ed insalivazione.

L’elaborazione che lo stomaco esegue per portare il bolo alimentare al punto d’essere bolo digerente, ossia “chimo”, è una funzione meccanica e chimica ed è definita “lavoro organico”.

Come detto, il lavoro meccanico o di azione fisica produce calore, così anche nello stomaco si produce calore e, presupposto che un lavoro richieda una forza motrice proporzionata all’entità e complessità del lavoro stesso, pure lo stomaco necessita di una forza motrice. Detta forza motrice gli viene data dal sangue e dall’intrinseca correlazione nervosa. Ne consegue che, più indigesto sarà il cibo, maggiore sarà il lavoro dello stomaco, pertanto maggiore sarà in esso l’afflusso del sangue e, per conseguenza, il calore prodotto internamente.

È da ricordare che tutta la vita organica del nostro corpo è fondata nel processo fermentativo il quale è governato da ben precise leggi: chimiche, termiche, biofisiologiche.

Sappiamo pure che la temperatura ideale del nostro corpo è 37° centigradi e che, per essere normale, deve essere uniforme tanto all’interno quanto all’esterno, ossia sulla pelle.

L’alterazione di tale status quo fisiologico viene a definire lo squilibrio termico fra le temperature (interna ed esterna ) ed è indice o condizione propria dell’anormalità funzionale dell’organismo.

Abbiamo detto che il lavoro fisico produce calore quindi anche l’elaborazione dell’alimento che avviene nello stomaco produce calore. Abbiamo anche detto che, più indigesto è il cibo, maggiore e prolungato sarà il lavoro dello stomaco e, quanto maggiore sarà detto lavoro, maggiore sarà il calore prodotto internamente, come maggiore e prolungato sarà l’afflusso di sangue in detta zona, il quale viene a definire lo stato pletorico.

La pletora sanguigna formatasi internamente (condizione specifica dell’anormale processo di fermentazione dell’alimento) per conseguenza di tale lavoro, pregiudica l’irrigazione circolatoria del sangue nella pelle che, in detta circostanza, viene a trovarsi in uno stato di anemicità per tutto il periodo della digestione.

In precedenza, abbiamo anche premesso che la nutrizione digerente è data da un processo fermentativo il quale, per essere veramente sano, dovrebbe avvenire a 37° centigradi; però, se tale processo avviene oltre questi 37°, si trasforma in un processo di fermentazione putrida e tossica, condizione propria della tanto deprecata febbre gastrointestinale, originatasi per il prolungato lavoro imposto allo stomaco per elaborare un cibo indigesto od inadeguato.

Come già detto, il cibo rinfrescante e di facile digestione, è il cibo crudo e più precisamente quello che ci offre la natura nel mondo vegetale. Non dobbiamo credere che il cibo naturale vegetale sia carente delle sostanze o elementi riconosciuti indispensabili alla nutrizione del nostro corpo.
No…, nel cibo naturale sono proporzionalmente contenuti tutti gli elementi conosciuti ed anche quelli non ancora conosciuti, la cui struttura biofisiologica va oltre alle radici chimiche.

Non è da dar credito ai sostenitori dell’alimentazione carnea i quali sostengono che solo con l’apporto della carne si possono dare determinati amminoacidi, determinate sostanze nutrizionali che l’alimento vegetale è ritenuto incapace di dare (questo dal loro punto di vista dietetico).

A questi ignoranti ed accaniti sostenitori chiedo cosa mangia un coniglio, un agnello, una mucca ecc. Loro non sanno perché nella carne e nel sangue dell’animale sono presenti quelle sostanze carenti nella struttura cellulare dell’uomo della strada che si dichiara vegetariano ed anche in quello che si dice onnivoro.

L’animale pascendo l’erba o le sementi o la frutta, ecc. riesce a metabolizzare queste sostanze credute esclusiva assoluta della carne; il perché è presto detto: l’animale non mangia un cocktail di alimenti, ma mangia una qualità per volta (l’animale ben allevato). Orbene se anche l’uomo rispettasse tale condizione, metterebbe l’organismo in grado di trasformare, produrre ed approfittare di quelle presunte carenti sostanze.

Stiamo pur certi che una saggia alimentazione trofologicamente studiata nei suoi minimi particolari con i quali vengono posti in risalto i valori della combinazione qualitativa e quantitativa dei cibi di ordine vegetale al crudo, ricchi di sostanze ed enzimi vivi, in concomitanza combinata con certi cibi di origine animale, quali possono essere le uova sode, la ricotta, i formaggi freschi (non fermentati), lo yogurt ed il miele, rende più facile il lavoro dello stomaco, ed il tempo di digestione si riduce ad un’ora e mezza, al massimo due. In tale condizione la digestione avviene alla temperatura corporea di 37° centigradi, la richiesta interna di sangue è limitata al minimo, di conseguenza la funzione circolatoria del sangue stesso non subisce alcuna alterazione poiché tutto avviene in perfetto equilibrio termico.

Con l’equilibrio termico fra le temperature interna ed esterna del corpo, non può aver atto alcuno sviluppo congestivo interno, tanto meno la febbre digestiva, dato che la fermentazione del bolo alimentare, sia chimo che chilo, avviene in perfetta armonia fisiologica.

Con tale armonia, non sussisterà il processo fermentativo putrido, focolaio e vivaio di tutti gli stati patologici che fanno impaurire la scienza convenzionale che, asservendo gli interessi della tecnica chimico farmaceutica, con l’ausilio delle leggi è uscita dal seminato della Natura, considerando l’individuo in genere un oggetto, una macchina da smontare o una cavia da esperimento.

Avallano quanto asserisco le singole e frazionate esperienze vissute nell’arco di 100 anni da una miriade di ricercatori, molti dei quali provengono dalla scuola della medicina accademica, la quale li ripudiò poiché la semplicistica dei loro concetti non collimava e si contrapponeva ai suoi crismi consacrati tabù.

Facendo tesoro di tali conoscenze richiamandomi al principio dottrinale dell’equilibrio termico del corpo di Manuel Lezaeta Achran, con questo libro, frutto di lavoro delle mie ulteriori ed ampliate ricerche ed accorgimenti che da ben 25 anni conduco nel campo della trofologia e prandiologia, coni quali migliaia di persone, osservando le mie prescrizioni dietetiche, riacquistarono quel bene che è la salute fino allora a loro preclusa da quella medicina che non sa altro che somministrare vitamine in pastiglie, antibiotici, sulfamidici, cortisonici, ecc.. intendo rendere idi pubblico dominio quella tanto necessaria conoscenza fino ad ora partecipata individualmente da una limitata entità numerica di individui i quali, molti di questi, riportando su riviste ed elargendo magari a titolo divulgativo, fanno propri i miei consigli.

Dato che in tema abbiamo l’alimento, e poiché abbiamo anche detto che per avere una digestione perfetta, oltre a ridurre la somministrazione dei cibi cotti bisogna curare la loro combinazione biochimica nel processo di alimentazione per stimolarvi maggiormente allo studio di questo testo, anticipo qualche cenno di quanto più avanti verrà dettagliatamente spiegato.

1 per una buona nutrizione, e per evitare errori dietetici, come prima cosa consiglio un’alimentazione il più possibile dissociata, ossia mangiare una specie di cibo per volta e, qualora si voglia cambiare specie, attendere almeno un’ora o mezza prima di servirsi un cibo diverso.

2 una perfetta associazione si ha servendosi una insalata mista al crudo accompagnata da cereali o da formaggi freschi non fermentati o da uova sode o in frittata preparata senza olio, o da noci o nocciole o mandorle dolci o pinoli ecc.

3 non mangiare mai due specie di proteine congiuntamente, ad esempio pasta con formaggi o riso con formaggi; riso con uova, o pasta con uova, tantomeno associare il formaggio con le uova, nemmeno uova e noci/mandorle dolci.

4 non mangiare mai associatamente patate con cereali in genere ed alimenti di indole acida e basica. Il mio auspicio è che quanto ho accennato serva da stimolo per studiare questo trattato, i cui insegnamenti sono la vera base per l’autogestione della salute individuale e collettiva.

L’autore. 




to be continue with "Primo Approccio alla Trofologia - Vitamine e Minerali"



2 commenti:

Fred ha detto...

Ciao
ho letto con interesse e ti ringrazio;
mi permetto solo di segnalarti che quanto scrivi sovente contiene errori di italiano (nel senso di utilizzo di termini impropri e non corretti all'interno delle frasi) e di logica del costrutto o "del pensiero scritto";
dato che ti definisci studente mi permetto di segnalarti che la consecutio temporum manca in diversi passaggi di quello che scrivi e che questo rende poco leggibile il testo e ne diminiusce l'interessante portata.

Dovresti, a mio avviso, curare maggiormente l'architettura del pensiero altrimenti rischi di passare per quei "tuttologi" che professano sapienza e poi mancano delle basi di pensiero.

CMq grazie per gli interesanti blog postati.

Axel ha detto...

Ciao Fred!
Sono molto contento che hai potuto gioire di questa lettura e ti ringrazio per il tuo commento assolutamente costruttivo :D
Devi sapere che quando ho fatto questi post, il mio lavoro è stato sostanzialmente quello di trascrivere ciò che è scritto nel libro che ho come fonte.
Se hai trovato degli errori nei testi scritti da Luigi Costacurta non so come rimediare, non me la sento di cambiare le sue parole, capiscimi.
Se gli errori li ho fatti io, tra una citazione e l'altra, cercherò di individuarle e di correggerle non appena avrò il tempo :D
vorrei che fosse una lettura il più fluida possibile!